LITE SUL "TESORO DI COMO": SCOPRITORI SENZA INDENNIZZO E MONETE NASCOSTE AL PUBBLICO

Ricorsi al Tar e Consiglio di Stato: manca l'accordo con in ministero.

Le mille monete d'oro romane scoperte quasi sette anni fa e subito definite per il loro valore "il Tesoro di Como" aspettano ancora di essere esposte al pubblico. Così come ancora aspetta di ricevere il premio previsto lo scopritore, la società Officine Immobiliari, proprietaria dell'area dell'ex Teatro Cressoni, dove è avvenuto il ritrovamento. "Lo Stato di fatto non riconosce un nostro diritto, sancito anche dalle sentenze, e non adempie al suo dovere nei confronti dei cittadini che hanno rispettato tutte le regole e hanno sempre garantito la massima collaborazione", sintetizza Saba Dell'Oca, amministratore unico di Officine Immobiliari.

La contesa con il ministero della Cultura, che si trascina da anni, è innanzi tutto sul valore del ritrovamento. Il "Tesoro di Como" comprende reperti della prima età imperiale fino al V secolo. Le monete, conservate in un vaso di pietra ollare, arrivano fino al 472-474 dopo Cristo. "Il Ministero aveva indicato un valore di 3.9 milioni di euro che ora ha innalzato a circa 4.5 - spiega Oliver Pucillo Furer, avvocato e legale rappresentante della società-. Per noi, naturalmente in base ad apposite perizie di esperti, è compreso in una forbice tra 9 e 11 milioni di euro".

Al termine di un contenzioso legale, già oltre un anno fa una sentenza del Consiglio di Stato ha stabilito che i proprietari dell'area sono a tutti gli effetti anche autori della scoperta e hanno dunque diritto a un premio fino al 25% del valore del patrimonio ancheologico, come proprietari e fino ad un ulteriore 25% come scopritori. Il Consiglio di Stato ha inoltre dato ragione alla società anche in un'ulteriore causa, intentata dall'impresa di costruzioni Teatro Cressoni scarl, che effettuava i lavori per conto di Officine Immobiliari e chiedeva il premio previsto come scopritore. "Anche in questa causa abbiamo avuto ragione, ma questo non influisce su quella che è la questione principale che era già stata sancita e chiarita - dice Dell'Oca - . Abbiamo diritto al premio per la scoperta e non intendiamo fermarci. Andremo fino in fondo, per noi ma anche per chiunque si trovasse in una situazione analoga. E' inaccettabile che lo Stato tratti in questo modo i suoi cittadini, non riconoscendo i loro diritti. La posizione del ministero è contraria ai principi della collaborazione e della buona fede voluti dal legislatore nei rapporti tra cittadini e pubbliche amministrazioni. Ciò è desolante, soprattutto se si pensa a quanto ha fatto e speso Officine Immobiliari per favorire gli studi di archeologia al Teatro Cressoni".

Se il braccio di ferro sul premio prosegue senza che si veda la fine del contenzioso, le mille monete romane ancora attendono di essere mostrate a comaschi e turisti. Il Comune ha individuato come sede espositiva la ex chiesa delle Orfanelle del museo Giovio. Già nel dicembre del 2021, la precedente giunta aveva dato il via libera al progetto di fattibilità tecnica ed economica per l'esposizione e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale scoperto nel 2018 nell'ex Cressoni. Le  monete però, a Como non sono mai arrivate. Nel 2023, la giunta di Palazzo Cernezzi aveva approvato il progetto esecutivo per i lavori di allestimento della struttura. Le scadenze indicate per l'apertura dell'esposizione però sono state via via rinviate e disattese. L'ultimo annuncio del Comune di Como fa riferimento alla "tarda primavera" 2025 per l'apertura della mostra del "Tesorio di Como". La data rischia di slittare ulteriormente visto che al momento non ci sono comunicazioni ufficiali ne indicazioni dettagliate sull'atteso allestimento della mostra.

Corriere della Sera - Lombardia 28 febbraio 2025

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